domenica 7 ottobre 2018

La cappella di Sant'Andrea

L'edificio che fu la cappella di Sant'Andrea ripreso prima della demolizione, si nota addossata sul lato sinistro la costruzione realizzata successivamente per essere adibita a cantina della trattoria. Le finestre sono a livello della strada a causa dell'innalzamento della stessa.
Foto Pietro Opiglia - Civici musei di storia ed arte

La denominazione Sant'Andrea, data al passeggio e a tutta la zona, deriva da un'antica cappella dedicata a questo Apostolo della quale le prime testimonianze risalgono a un documento del 1115, conservato nel convento di San Giorgio Maggiore a Venezia, riguardo una donazione di terreni confinanti con la chiesetta fatta dal vescovo di Trieste al convento. In documenti successivi la chiesa viene descritta come circondata da un terreno agricolo, che nel 1224 risulta coltivato a viti e olivi, il sito viene chiamato riviera Sant'Andrea, la cappella venne distrutta nel 1338 per motivi non meglio precisati.


Particolare dell'acquerello del 1862 di Albert Rieger che dimostra chiaramente il motivo per cui il primo nome del passeggio fu "Riviera Sant'Andrea": prima dell'interramento della zona per la costruzione del porto e della stazione di Sant'Andrea il mare arrivava quasi fino all'attuale viale Romolo Gessi. Dal lazzaretto San Carlo si notano la villa Murat immersa nel parco, più a destra la villa Gialluzzi trasformata nel 1875 nella Stazione Geologica, poi la strada ricca di vegetazione che conduce fino all'ex cappella di Sant'Andrea.

La nobile famiglia dei Francol, divenuta proprietaria dei terreni, fece ricostruire sugli antichi ruderi una nuova chiesa dedicata all'apostolo, consacrata il 15 giugno 1643 dal vescovo Pompeo Coronini Cronberg che ripose nell'altare le reliquie dei santi martiri Lazzaro, Servolo e Cristoforo. I luogo sacro ritornò quindi a essere frequentato e si consolidò per i triestini la tradizione di seguire la messa che veniva officiata il martedì dopo Pasqua.


In questa foto si può osservare la piccola abside semicircolare con le due finestrelle a feritoia strombate che costituivano il presbiterio dell'ex chiesetta di Sant'Andrea.
Foto Pietro Opiglia - Civici musei di storia ed arte

La cappella venne soppressa nel 1784 per editto di Giuseppe II, la campana e gli arredi furono donati alla chiesa di S. Maria Maggiore. L'anno successivo il fabbricato venne venduto all'asta a Giacomo de Prandi, che dal 1780 al 1783 ne era stato l'amministratore. Matteo di Bevilacqua annota che già nel 1786 il locale era adibito a osteria e nel 1820 era rinomata per le eccellenti ostriche e l'ottimo vino proveniente dall'Istria, denominata "Osteria alla rotonda di Sant'Andrea", perché sita vicino alla "rotonda" usata per poter girare agevolmente le carrozze e ripercorrere il tragitto inverso (posta alla fine della attuale viale Romolo Gessi). I. Kollmann qualche anno prima, nel 1807, la descriveva invece con altri toni: "...una piccola trattoria davanti a un grazioso prato dove si viene serviti in modo piuttosto trascurato e poco pulito".
Nell'adattamento a osteria la struttura venne anche ampliata addossando sul lato sinistro una costruzione a uso cantina (vedi prima immagine).




Planimetria del 1827 di una parte di Chiarbola Inferiore, si può vedere vicino alla "rotonda delle carrozze" la chiesa di Sant'Andrea indicata dalla freccia.
Foto archivio LL.PP. comune di Trieste

Prima di trattare le fasi finali della vita di questo edificio una piccola digressione sulla storia della strada che portava in questi luoghi, il passeggio Sant'Andrea. Questa era l'antica denominazione del viale Romolo Gessi (nome assegnato nel 1932), il cui attuale percorso fu ricavato alla fine dell'800 con l'interramento del tratto di mare antistante la via.

Nel 1735 essendo divenuto insufficiente il piccolo cimitero del lazzaretto di San Carlo ne venne consacrato un altro accanto alla chiesetta di Sant'Andrea, si può presumere che i carri che trasportavano le salme dei militari impegnati nelle guerre del periodo, abbiano usato, adattandolo ai mezzi carrabili, lo stesso percorso tracciato in precedenza dai frequentatori del sacello.


Particolare di una mappa del 1777 dove, in alto a destra, si vede la chiesetta di Sant'Andrea circondata dall'area cimiteriale e lungo la costa il percorso che veniva fatto per trasportare le salme dal lazzaretto di San Carlo (al centro alla radice del molo Teresiano). Tutt'intorno è segnata una folta vegetazione, la descrizione grafica non sembra però evidenziare le aree coltivate a vigne e olivi che dal 1200 caratterizzano la zona, come confermato anche da documenti di differenti epoche i quali riportano che in questa zona esistevano molti torchi, veniva prodotto un'ottimo olio e il giorno precedente alla festa di Sant'Andrea era d'uso da parte del Comune controllare e bollare tutti i pesi e le misure.

Dalle testimonianze non sono chiari lo stato e l'ampiezza della strada nel primo '800, Cratey nella sua Perigrafia la descrive come una delle più belle passeggiate, molto frequentata specialmente nella stagione estiva, mentre per I. Kollmann "la strada è angusta e i cocchieri la rendono spesso molto difficile per i pedoni". Comunque sia da anni era in previsione la realizzazione di un viale più ampio con un passeggio alberato che congiungesse il lazzaretto con Sant'Andrea e proseguisse verso la Villa di Servola, ma solo tra il 1810 e il 1812 l'ingegner Pietro Nobile realizzerà la prima parte del progetto fino alla rotonda, creando un'ampia strada per le carrozze e nuovi viali alberati con gradevoli zone di sosta ombrose. Nel 1818 si proseguirà con il secondo tratto del percorso verso Servola che verrà ultimato nel 1824.


Passeggio Sant'Andrea, prima dell'interramento il mare era molto vicino alla strada, il viale alberato centrale corrisponde alla parte iniziale dell'attuale viale Romolo Gessi, a destra uno dei vialetti delimitati da staccionate in legno riservati alle passeggiate a piedi e alle soste per il ristoro.
Foto della Biblioteca Austriaca

Chiusa questa parentesi torniamo alla storia della costruzione che avevamo lasciato nella prima metà dell'800 adibita a osteria. Il locale passò diversi proprietari e infine l'edificio venne usato come deposito di attrezzi rurali fino al 23 novembre 1920, quando fu acquistato dallo "Stabilimento tecnico triestino" e demolito l'anno successivo per far posto alla torre di raffreddamento dell'acqua della Fabbrica Macchine.
Alfieri Seri scrive che grazie ai rilievi eseguiti dall'ingegner Piero Zampieri durante la demolizione venne identificata la struttura originale della cappella costruita dai nobili Francol e individuati alcuni particolari dell'osteria: la chiesa misurava m 6.32 di larghezza e m 11.85 di profondità, doveva avere un piccolo campanile a vela, un'abside semicircolare con delle finestre a feritoia che erano state chiuse quando venne cambiato l'uso del locale e altre finestre a lunetta lungo i lati, quando venne adattata a osteria lo spazio interno fu diviso in due, in modo da ricavare un piano superiore per l'alloggio dell'oste, ancora parzialmente visibile un cartiglio con il nome del locale dipinto direttamente sull'intonaco della facciata e del muro sinistro.


1921- I ruderi dell'ex cappella di Sant'Andrea durante le demolizioni. Nella parte interna si nota l'abside semicircolare con le finestrelle a feritoia strombate, a sinistra una finestra a lunetta.
Foto Pietro Opiglia - Civici musei di storia ed arte

Veduta d'insieme della Fabbrica Macchine ormai abbandonata, in basso quasi al centro della foto, si vede la torre di raffreddamento che prese il posto della ex chiesa di Sant'Andrea, di seguito la Sala di montaggio e altri capannoni, a sinistra la via Locchi con la nuova chiesa di Santa Rita e Sant'Andrea ancora senza campanile (foto metà anni '70 circa).
Particolare della foto da "La Fabbrica Macchine di Sant'Andrea" di Alfieri Seri


Bibliografia
"San Vito" A. Seri - S. Degli Ivanissevich

"Reminiscenze storiche di Trieste" vol.II del Canonico Pietro dott, Tomasin
"La Fabbrica Macchine di Sant'Andrea" A. Seri
Descrizione della fedelissima imperiale regia città e portofranco di Trieste di Matteo di Bevilacqua
Trieste ed i suoi dintorni nel 1807 di Ignazio Kollman
Perigrafia di Antonio Cratey
Vie e piazze di Trieste Moderna di Antonio Trampus

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